Avete mai sentito un suono profondo provenire dal Mare? Un battito sordo, ritmico, come un richiamo segreto che si propaga tra le onde.
Si racconta che nelle notti di tempesta, quando il vento soffia forte e il mare si agita, un’ombra imponente emerga dagli abissi. Ali immense fatte d’acqua scura si aprono nel cielo, mentre due occhi rossi brillano nel buio, scrutando la superficie.
E allora, qualcosa si muove. Oggetti dimenticati scivolano tra i flutti, si avvicinano, si assemblano… come se rispondessero a una voce che solo il mare può sentire.
Nessuno sa davvero chi sia, né da dove venga, ma da quando è apparso, l’Oceano non è più lo stesso.
Molto prima che i Guardiani dell’Acqua solcassero i mari per difendere il loro mondo, un oscuro destino si intrecciava con le onde dell’Oceano.
Tutto ebbe inizio dopo un naufragio. Nessuno sapeva da dove fosse venuto, né chi fossero i suoi veri genitori. Quando i pirati lo trovarono su quell’isola deserta, era poco più di un neonato, avvolto in brandelli di tela logora, con il sale del mare incrostato sulla pelle e gli occhi spalancati verso l’orizzonte. Forse un orfano della tempesta, forse un figlio del mare stesso. Ma i pirati non si fecero troppe domande, lo presero con sé e lo crebbero come uno di loro, tra razzie, tempeste e notti illuminate dal bagliore dei cannoni.
Lui era felice, cresceva in un mondo crudele, è vero, ma era la sua casa. La vita di bordo lo aveva reso forte, astuto e senza paura. L’Oceano era il suo regno e i pirati la sua famiglia. Ma il destino, come sempre, aveva altri piani.
Un giorno, la ciurma avvistò un relitto alla deriva nel cuore dell’Oceano, era una nave diversa da qualsiasi altra avessero mai visto, non portava bandiera, né segni di battaglia, il suo legno sembrava corroso e l’aria intorno emanava strani bagliori verdognoli, come se fosse avvolta da una foschia malsana. Ma i pirati erano uomini d’azione, non di superstizione. Senza pensarci troppo, abbordarono la nave e iniziarono a saccheggiarla.
Ma il bambino, ormai cresciuto, era troppo curioso per limitarsi a osservare. Quella notte, mentre tutti dormivano, sgattaiolò sottocoperta. Tra casse di ferro arrugginite e barili sventrati, trovò una serie di enormi taniche, sigillate con simboli che nessuno nella sua ciurma aveva mai visto. Quando sfiorò una di esse, il mare, agitato da una tempesta improvvisa, fece ondeggiare la nave. Un colpo improvviso. Un barile che si rovescia. E poi, il silenzio.
Un liquido denso e fosforescente si riversò su di lui, impregnando i suoi vestiti, la sua pelle, ogni fibra del suo essere. Bruciava. Non come il fuoco, ma come se qualcosa di estraneo gli stesse entrando dentro, riscrivendo la sua stessa natura. Urlò, ma nessuno lo sentì. Poi, il buio.
Quando riaprì gli occhi, nulla era più come prima. Il suo corpo sembrava lo stesso, ma dentro di lui qualcosa si era risvegliato. Sentiva l’oceano in modo diverso, non più come un compagno, ma come qualcosa da piegare alla sua volontà.
Le sue mani, una volta abili a sguainare il coltello o arrampicarsi sugli alberi maestri, ora avevano un potere nuovo. Quando le agitava, i detriti intorno a lui si muovevano, schegge di legno marcio, corde sfilacciate, pezzi di metallo arrugginito… tutto sembrava rispondere ai suoi comandi. E non solo: poteva fonderli insieme, creare forme, dare vita a creature fatte di puro scarto.
All’inizio fu solo un gioco. Creò piccoli automi di rifiuti, che si muovevano goffamente sui ponti delle navi. Ma presto capì che poteva fare di più. Poteva creare servitori. Poteva costruire un esercito.
Fu allora che il suo cuore cambiò. La brama di potere, l’idea di comandare su tutti, si impossessò di lui. Prima assoggettò i pirati che lo avevano cresciuto, soggiogandoli con il terrore e la forza delle sue nuove creature. Poi, pezzo dopo pezzo, iniziò a costruire il suo dominio, trasformando l’Oceano in un regno di scarti e veleno.
Non era più il bambino orfano salvato dai pirati, si era trasformato in qualcosa di molto più pericoloso.
Era diventato l’Inquinatore Supremo e il suo obiettivo era chiaro: sottomettere l’Oceano stesso alla sua volontà.